Lusvardi Art ospita Uroboros,  mostra curata da Giovanni Lo Castro,  membro insieme a Francesco Canali e Silvio Giammarco del progetto Etere al fine di ampliarne l’immaginario di ricerca ed esplorarne maggiormente le tematiche e i processi di lavoro.


L’uroboro è un simbolo, un serpente o un drago, si morde la coda formando un cerchio senza inizio né fine: un cerchio che non è più un cerchio, nel suo definirsi si identifica come indefinito, indistinto. Tratto distintivo del contemporaneo.
Una nebbia avvolge il presente, la bruma scura cala sui volti: la vista si appanna, si smarriscono i significati, si mescolano le forme e si sgretolano le categorie.
Tutto ciò che era stabile, certo e sicuro, pian piano si dissolve, crolla; crolla pure il pavimento su cui poggiavano le nostre scarpe, i nostri piedi. Svanisce e precipitiamo.
“But falling does not only mean falling apart”.
La caduta è, allora, forse, un viaggio verso nuovi spazi, nuovi tempi e nuovi mondi.
I lavori di Katya Ohii, Giuseppe Salis, Lorenzo Conforti e Gregorio Vignola colgono e abitano pienamente la bruma scura dei nostri tempi. Ispirate da un immaginario tra la science fiction e il misticismo, le opere diventan o organismi metamorfici che oscillano fra il futuro e l’arcaico, che vivono nello smarrimento della forma nel presente, quanto nella suggestione delle possibili forme future.

Testo a cura di Enrico Pozzobon

Lusvardi Art
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